Un secchiello, un paio di scarpe comode e magari una felpa lasciata in macchina anche se è agosto.
Quando si visita l’Ogliastra con i bambini non serve necessariamente riempire le giornate di attività. Una delle cose più semplici da fare è alternare il mare a qualcosa di completamente diverso: una passeggiata nel bosco, qualche ora nell’entroterra, un luogo dove osservare rocce dalle forme particolari o una spiaggia in cui il fondale rimane basso abbastanza a lungo da lasciare spazio ai giochi.
Se ti stai chiedendo cosa fare in Ogliastra con i bambini, abbiamo raccolto 10 idee per scoprire il territorio in famiglia, senza trasformare ogni giornata in una corsa da una tappa all’altra.
Alcune funzionano bene anche con bambini piccoli, altre sono più adatte a chi cammina già senza difficoltà. Il consiglio, soprattutto quando ci si sposta verso l’interno, è sempre lo stesso: adattare la giornata all’età dei bambini, al caldo e alle condizioni del momento.
1. Vedere Perda Liana diventare sempre più grande

All’inizio la si vede da lontano. Poi si continua a camminare e quella specie di torre appoggiata sulla montagna diventa sempre più grande.
Perda Liana è un Monumento Naturale e uno dei profili più riconoscibili dell’Ogliastra interna. Il grande torrione calcareo-dolomitico raggiunge i 1.293 metri di quota e nella parte superiore presenta pareti quasi verticali alte circa 50 metri.
Ma per andarci con i bambini non serve pensare a un trekking impegnativo. Dalle aree di sosta si può arrivare sotto il taccu attraverso percorsi pedonali di circa un chilometro. Per una famiglia può essere già questa l’esperienza: camminare, osservare come cambia la vegetazione e vedere Perda ’e Liana diventare progressivamente più vicina.
Con bambini più grandi e abituati a camminare si può valutare qualcosa in più, scegliendo però il percorso in base alla loro esperienza. L’arrampicata sul torrione è tutta un’altra cosa e non deve essere improvvisata.
Prima di partire controlla sempre le condizioni meteorologiche e quelle dei percorsi. Siamo in ambiente montano: acqua, scarpe adatte e protezione dal sole sono indispensabili.
2. Passare qualche ora nel Bosco di Selene
Dopo tre o quattro giorni passati tra sabbia, crema solare e costumi ancora umidi dalla mattina precedente, cambiare completamente ambiente può essere una buona idea.
Il Bosco di Selene si trova nell’entroterra ogliastrino, su un altopiano granitico a circa mille metri di quota. Qui il paesaggio cambia: lecci, castagni, roveri, pioppi e macchia mediterranea prendono il posto delle spiagge e delle scogliere della costa.
Con i bambini non è necessario organizzare un vero trekking. Si può venire semplicemente per camminare nel bosco, raccogliere qualche foglia caduta, osservare gli alberi e fermarsi per una merenda. È proprio questa semplicità a renderlo interessante per una famiglia.
In estate, inoltre, salire verso l’interno permette di trovare un ambiente molto diverso da quello della costa. Questo non significa però che si possa dimenticare il caldo: nelle giornate estive è sempre meglio scegliere le ore meno calde.
Scarpe chiuse, acqua e qualcosa di leggermente più pesante da lasciare nello zaino sono una buona idea.
3. Passare una giornata al Lido di Orrì senza programmare niente
Il Lido di Orrì funziona bene soprattutto con bambini piccoli per una caratteristica molto concreta: il fondale sabbioso rimane basso per una distanza considerevole dalla riva. Questo permette di passare buona parte della giornata tra bagnasciuga e acqua bassa, alternando bagni, castelli di sabbia e passeggiate.
Il litorale è lungo e alterna ampi tratti sabbiosi a piccole insenature. Se sei con bambini piccoli, il nostro consiglio è di non trasformare neppure la giornata di mare in un itinerario: scegli un tratto, sistema ombrellone e giochi e resta lì.
Naturalmente il fondale basso non rende il mare automaticamente sicuro in qualsiasi condizione. Vento, onde e correnti cambiano da una giornata all’altra, quindi prima di entrare in acqua è sempre importante osservare il mare e mantenere una sorveglianza costante sui bambini.
4. Cercare i due scogli rossi di Cea

Con i bambini anche una giornata in spiaggia può diventare una piccola caccia al tesoro.
A Cea l’obiettivo è abbastanza semplice da individuare: trovare i due grandi faraglioni di porfido rosso che emergono davanti alla costa. Sono Is Scoglius Arrubius. La spiaggia supera il chilometro di lunghezza, ha sabbia fine e un fondale generalmente basso. Sono caratteristiche che permettono di trascorrere la giornata senza dover inventare chissà quale attività.
Si può camminare lungo il bagnasciuga, cercare il punto da cui i due scogli sembrano più vicini, raccogliere qualche conchiglia vuota da osservare e poi rimettere sulla sabbia oppure semplicemente tornare al secchiello. È anche un modo facile per insegnare ai bambini a riconoscere i luoghi attraverso un particolare.
Cea ha i suoi scogli rossi. E probabilmente saranno proprio quelli che ricorderanno una volta tornati a casa.
5. Provare ad abbracciare gli olivastri di Santa Maria Navarrese
Quanti bambini servono per abbracciare un albero con un tronco di oltre otto metri di circonferenza?
Qui si può provare a scoprirlo. Il piccolo boschetto degli olivastri di Santa Maria Navarrese comprende alcuni esemplari considerati tra i più longevi d’Europa. Il maggiore raggiunge circa dieci metri d’altezza e ha una circonferenza del tronco di circa 8,40 metri.
È una tappa particolarmente semplice da inserire in una giornata con bambini perché non richiede una vera escursione. L’area è facilmente raggiungibile e il tratto da percorrere a piedi è molto breve. Una volta arrivati si possono osservare le cavità nei tronchi, le forme create dal tempo e naturalmente tentare l’abbraccio collettivo.
È anche una buona occasione per spiegare ai bambini una cosa molto semplice: alcuni alberi possono vivere per un tempo enormemente più lungo di una persona. Non serve restare ore. A volte mezz’ora trascorsa a osservare qualcosa con attenzione vale molto più di un’altra tappa aggiunta al programma.
6. Vedere da vicino le Rocce Rosse

Non bisogna spiegare molto prima di arrivare alle Rocce Rosse di Arbatax.
Basta guardarle. Grandi formazioni di porfido rosso emergono accanto al mare, creando un contrasto evidente con le altre rocce della zona.
Con i bambini può diventare un piccolo gioco di osservazione: quali sono le rocce più rosse? Perché alcune sono più chiare? Quanto sembrano grandi da lontano e quanto lo sono quando ci si avvicina?
È una visita breve e proprio per questo può essere inserita facilmente durante una giornata trascorsa lungo la costa. Va però ricordata una cosa semplice: le rocce non sono un parco giochi. Il terreno può essere irregolare e siamo accanto al mare. Meglio quindi evitare arrampicate improvvisate e tenere i bambini vicini, soprattutto nelle zone più esposte.
7. Passare in mezzo alle pareti della Scala di San Giorgio
Ci sono strade che servono semplicemente per arrivare da qualche parte. E poi ce ne sono alcune in cui vale la pena fermarsi.
Alla Scala di San Giorgio si attraversa una stretta gola naturale aperta nelle rocce calcaree del Taccu di Osini, a circa 900 metri di quota. In alcuni punti le pareti raggiungono circa 50 metri d’altezza.
Con i bambini la parte interessante può essere proprio questa: trovarsi improvvisamente con due grandi pareti di roccia ai lati e provare a capire come si sia formato un passaggio del genere. Non è necessario trasformare la visita in un trekking.
Le famiglie con bambini più grandi e già abituati a camminare possono valutare i percorsi presenti nell’area, mentre con i più piccoli può essere sufficiente fermarsi nella zona della gola e osservare il paesaggio.
Se si decide di proseguire a piedi, servono scarpe adatte, acqua e soprattutto un itinerario proporzionato all’età dei bambini. Prima di partire è sempre meglio verificare meteo e condizioni dei percorsi.
8. Passeggiare tra le case di Gairo Vecchio
Qui la domanda da fare ai bambini potrebbe essere una: “Secondo voi, chi viveva in questa casa?”
A Gairo Vecchio rimangono strade, scale, muri e vecchi edifici distribuiti lungo il pendio.
L’abitato fu progressivamente abbandonato dopo decenni segnati dall’instabilità del terreno e, in particolare, dopo le forti piogge dell’ottobre 1951, quando frane e smottamenti resero il vecchio nucleo sempre meno sicuro.
Con bambini abbastanza grandi da comprenderne la storia, la passeggiata può diventare molto più interessante di quanto sembri. Quelle non erano case costruite per essere visitate. C’erano famiglie che ci vivevano, persone che percorrevano quelle strade ogni mattina e bambini che probabilmente giocavano tra gli stessi muri che oggi vediamo vuoti. È un modo molto concreto per parlare del rapporto tra persone e territorio.
Serve però attenzione. Siamo davanti a un vecchio abitato con edifici in rovina, scalette e superfici irregolari. Non bisogna entrare nelle strutture pericolanti e i bambini devono rimanere sempre vicini agli adulti. Il modo migliore per visitarlo è osservare ciò che rimane senza trasformare le rovine in un posto in cui arrampicarsi.
9. Scoprire che in Ogliastra esistono anche le piscine naturali

Se dici Ogliastra a un bambino che ci è già stato, probabilmente penserà prima al mare.
A Bau Mela si può mostrargli qualcosa di completamente diverso. Qui l’acqua ha lavorato sul granito formando cascatelle, vasche e piscine naturali circondate dalla vegetazione.
Più che arrivare con l’idea di “andare a fare il bagno”, con i bambini può essere interessante vivere la zona come un ambiente da esplorare: seguire con lo sguardo il corso dell’acqua, osservare le forme levigate del granito e capire come un torrente riesca lentamente a modificare la roccia.
È però una delle esperienze di questo elenco che richiede maggiore attenzione. Le rocce bagnate possono essere molto scivolose e quantità e forza dell’acqua cambiano in base alle precipitazioni. Con bambini piccoli non considereremmo quindi il bagno l’obiettivo della giornata.
Servono scarpe con una buona aderenza e bisogna valutare attentamente le condizioni prima di avvicinarsi all’acqua. Dopo periodi di piogge intense, meglio scegliere un’altra attività.
10. Fare una passeggiata fino a Su Sirboni

L’ultima esperienza ci riporta al mare, ma con una piccola differenza: per arrivarci bisogna fare qualche passo.
Su Sirboni è una spiaggia della costa meridionale dell’Ogliastra raggiungibile a piedi. Ed è proprio il percorso verso il mare che può rendere la giornata un po’ diversa dalla classica situazione “parcheggio, ombrellone, spiaggia”.
Con bambini già abituati a camminare, il tragitto può diventare parte dell’esperienza: si parte con lo zaino, si segue il percorso e alla fine compare il mare. La spiaggia è indicata anche come adatta ai bambini, ma la necessità di raggiungerla a piedi significa che bisogna organizzarsi meglio rispetto alle spiagge più facilmente accessibili.
Soprattutto in estate è importante considerare il ritorno. Acqua sufficiente per tutti, cappello e scarpe comode per il percorso sono più importanti di quanto sembrino quando si parte al mattino. E se la giornata è particolarmente calda, meglio evitare di affrontare il tragitto nelle ore centrali.
Nota pratica: accessibilità e condizioni dei percorsi costieri possono cambiare nel tempo. Prima di partire verifica sempre la situazione aggiornata e le eventuali limitazioni presenti.
Mare o montagna? Con i bambini non bisogna scegliere
Una delle cose che funzionano meglio in Ogliastra è proprio alternare. Una giornata al mare e quella successiva nel bosco. Una mattina sulla sabbia e qualche ora nell’entroterra nel giorno seguente.
Perda Liana sembra lontanissima dal Lido di Orrì. Bau Mela non ha quasi nulla in comune con Cea. Eppure fanno parte dello stesso territorio.
Per una famiglia questa varietà può essere particolarmente utile perché evita di costruire una vacanza in cui ogni giorno assomiglia al precedente. Non significa però dover vedere tutto. Se hai cinque giorni, non servono dieci esperienze. Scegline alcune in base all’età dei bambini, al periodo dell’anno e soprattutto al loro ritmo.
Con i bambini una tappa in meno e un’ora in più passata a giocare sulla sabbia raramente sono una cattiva scelta.
Cosa portare quando si esplora l’Ogliastra con i bambini
La prima cosa è l’acqua. Soprattutto nell’entroterra e quando si raggiungono luoghi naturali, non bisogna partire dando per scontato di trovare servizi lungo il percorso.
Per boschi, piscine naturali, gole e brevi sentieri preferiamo scarpe chiuse con una buona suola alle infradito.
In estate servono cappello e protezione solare anche quando la destinazione non è una spiaggia.
Prima di ogni passeggiata controlla inoltre il meteo e, quando possibile, le condizioni del percorso. In Ogliastra spostarsi dalla costa verso l’interno significa cambiare rapidamente quota e ambiente.
Infine, non sottovalutare le distanze a piedi. Un chilometro per un adulto è poco. Con un bambino stanco, sotto il sole e dopo una giornata già piena, può sembrare molto più lungo.
Cosa fare in Ogliastra con bambini piccoli?
Se viaggi con bambini molto piccoli, partirei dalle esperienze più semplici.
Orrì e Cea permettono di organizzare una classica giornata di mare; gli olivastri di Santa Maria Navarrese richiedono pochissima strada a piedi e le Rocce Rosse possono essere viste senza programmare una lunga escursione.
Quando i bambini iniziano a camminare bene si possono aggiungere il Bosco di Selene e le passeggiate più semplici nell’entroterra. Perda Liana, Scala di San Giorgio, Gairo Vecchio, Bau Mela e Su Sirboni richiedono invece qualche valutazione in più. Non tanto perché esista un’età precisa da rispettare, quanto perché ogni bambino è diverso. C’è chi a sei anni cammina per chilometri senza problemi e chi dopo venti minuti vuole tornare in braccio.
Nessuno conosce quel limite meglio dei suoi genitori.
Ed è probabilmente questo il criterio più utile quando si organizza una vacanza in famiglia in Ogliastra: non chiedersi quante cose si riescono a vedere, ma quante si riescono davvero a vivere con calma.
Se stai organizzando qualche giorno qui, puoi scaricare anche la guida gratuita di Ogliastra Vibes: trovi altre idee per conoscere il territorio e costruire le giornate in base a quello che ti piace fare davvero.


